Negli anni '50 il settore delle auto sportive subì una radicale trasformazione in quanto numerose aziende decisero di realizzare coupè di piccole dimensioni che ponevano al centro del loro progetto la leggerezza e la maneggevolezza rispetto alla potenza del propulsore.

Di seguito ne abbiamo descritte tre particolarmente interessanti che tentarono di imporsi sul mercato non senza difficoltà.

DB COACH

Nel 1950 l'azienda francese Deutch & Bonnet era riuscita a realizzare la sua prima spider di serie basata sulla meccanica della Panhard Dyna X e visto il discreto successo ottenuto decisero di realizzare una variante coupè nel 1952.

Denominata DB Coach, era basata su di un telaio in acciaio avvolto da una carrozzeria realizzata dalla Antem di Courbevoie ed era equipaggiata con un propulsore bicilindrico 0.7 da 33 cv gestito da un cambio manuale a quattro rapporti ed abbinato alla trazione posteriore.

Le sospensioni erano a ruote indipendenti con avantreno a balestra trasversale e retrotreno a barre di torsione mentre l'impianto frenante era costituito da quattro freni a taburo.

Grazie ad alcune vittorie ottenute in diverse competizioni, tra cui il Tour de France del 1952, la Coach ebbe un discreto successo commerciale e venne venduta in 70 esemplari costruiti fino al 1954, quando venne sostituita dalla più moderna HBR4.

DKW 3=6 MONZA

Nel 1950 il gruppo tedesco Auto Union riuscì a fa ripartire la produzione delle autovetture a marchio DKW con il nuovo modello F89 e in diversi anni l'azienda riuscì ad incamerare abbastanza fondi per avviare nel 1954 lo sviluppò di una piccola auto sportiva.

Questo progetto fu affidato agli ingenieri Günther Ahrens ed Albrecht-Wolf Mantzel, i quali decisero di impiegare come base il telaio della F91 del 1953 accorciandolo e facendolo ricoprire da una nuova carrozzeria aerodinamica in vetroresina realizzata dalla Dannenhauer & Stuss.

Questo primo esemplare, denominato Solitude in omaggio al circuito presente vicino a Stoccarda, venne in seguito aggiornato con il telaio della nuova F93 per essere prodotto in serie a partire dal 1955 con il nome di 3=6 Monza.

Il nome riprendeva sia la denominazione commerciale della F93 ( 3=6 ) e omaggiva le impareggiabili auto sportive italiane dell'epoca ( Monza ).

Come propulsore venne montato un tricilindrico 0.9 da 40 cv di potenza gestito da un cambio manualea quattro rapporti ed abbinato alla trazione posteriore.

Grazie anche a numerose affermazioni sportive la Monza venne venduta fino al 1960 in poco meno di 240 esemplari, diventando una delle più iconiche auto dell'azienda tedesca.

ALPINE A106

Nel 1954 Jean Rédélé , figlio del proprietario del concessionario Renault della città di Dieppe e membro della squadra corse dell'azienda francese, decise di creare la priopria azienda automobilistica che prese il nome di Alpine.

Dopo due concept car venne costruita nel 1955 la prima auto di serie che prese il nome di A106.

Basata su di un telaio tubolare avvolto in una carrozzeria in vetroresina, la vettura traeva il suo nome dalle sigle dei motori quadricilindrici Renault 0.7 da 43 cv impiegati come unità propulsive.

Costruita fino al 1963, l'A106 ottenne numerosi successi in diverse gara e convinse Rédélé a proseguire lo sviluppo di nuove vetture negli anni successivi.

VERDETTO

Sono tutte piccole sportive dalle grandi ambizioni , ma tra tutte l'Alpine A106 ha un posto speciale nel mio cuore. E voi quale preferite?

Grazie a Valentina Zanola per la cooperazione

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