Oggi, se dobbiamo pensare alle auto elettriche, è normale rivolgerci con la mente alla Tesla e al suo vulcanico dirigente, il sudafricano Elon Musk.

Effettivamente lui è stato uno dei principali fautori dell'escaletion dei veicoli elettrici avutasi negli ultimi anni, ma non è la prima volta che accade.

Ci fu un tempo, all'inizio del XX secolo, in cui le auto elettriche erano già viste come una valida alternativa ai veicoli con propulsore a combustione interna e la "Tesla" dell'epoca era l' Anderson Electric Car Company di Detroit.

Quest'azienda, fondata nel 1907, costruì fino al 1939 oltre 13.000 esemplari della sua famosa Detroit Electric, la prima auto elettrica di produzione di massa della storia.

E nel 2013 l'ex manager della Lotus Albert Lam decise di resuscitare questa storica azienda per produrre quella che doveva essere la più tremenda rivale della Tesla Roadster, e cioè la Detroit Electric SP:01.

Paradossalmente, anche questa vettura usufrusice sia del telaio che della carrozzeria in fibra di carbonio della Lotus Elise Mk III e questo la rende estremamente simile alla vettura costruita nella fabbrica californiana di Menlo Park.

Il propulsore elettrico da 289 cv alimentato da batterie agli ioni di litio gestito da un cambio manule a cinque rapporti proponeva però prestazioni più avanzate rispetto alla Roadster, in quanto la SP:01 era in grado di raggiungere la velocità massima di 249 km/h con accelerazione da 0 a 100 km/h in 3,9 secondi e autonomia massima di 304 km.

Assembltata nell'impianto industriale britannico di Leamington, l'auto è ancora in produzione in quanto ne è state prevista la costruzione di 999 esemplari venduti al prezzo di 135.000 $.

Al momento però non c'è la minima competizione con i veicoli di Elon Mask visto che quest'ultimo, apparte alietarci periodicamente con la sua megalomania, è riuscito a spedire un modello della sua Roadster su Marte...

VERDETTO

Grazie a Valentina Zanola per la cooperazione

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