La stagione 1989 del campionato di Formula 1 viene ricordata negli annali della massima competizione automobilistica per l'innescarsi della guerra per la supremazia tra Ayrton Senna e Alain Prost, all'epoca compagni di squadra in una McLaren che all'epoca stava vivendo il suo momento di massimo splendore.

Senna e Prost durante il GP di San Marino in cui la loro rivalità prese il via in maniera radicale

Senna e Prost durante il GP di San Marino in cui la loro rivalità prese il via in maniera radicale

Mentre nella parte superiore della classifica Williams e Ferrari cercavano invano di mettere i bastoni tra le ruote alla squadra britannica, più indietro c'erano alcune squadre impegnate nel dare il tutto per tutto per rientrare nel top ten della classifica e tra di esse le più agguerrite furono Arrows, Dallara e Brabham.

BRABHAM BT58

La Brabham nel 1989 era stata resuscitata dal magnate svizzero Joachim Luhti che l'aveva acquistata da Walter Brun e vi era tutta l'intenzione di tornare ai fasti degli anni '60 quando la squadra britannica si laureò campione del mondo per due anni di fila.

Foto di gruppo del team Brabham

Foto di gruppo del team Brabham

L'incarico di costruire la vettura della rivalsa venne affidata ai progettisti John Baldwin ( no, non il bassista dei Led Zeppelin ) e Sergio Rinlan, i quali approntarono la nuova Brabham BT58.

La sezione frontale

La sezione frontale

Basata su di un telaio monoscocca in fibra di carbonio e Kevlar, la vettura venne equipaggiata con un propulsore Judd EV V8 4.5 gestito da un cambio manuale Hewland a sei rapporti.

La sezione laterale

La sezione laterale

La vettura venne affidata ai piloti Martin Brundle e Stefano Modena, e fu quest'ultimo a garantire al team britannico il suo ultimo podio al GP di Monaco, giungendo terzo alle spalle di Senna e Prost. Nonostante questo la BT58 si dimostrò estremamente inaffidabile collezionando numerosi ritiri, ma alcuni piazzamenti a punti conseguiti da Brundle permisero alla squadra di piazzarsi nona nel campionato costruttori.

DALLARA 189

Se da una parte c'era una vecchia gloria morente, dall'altra vi era la giovane Scuderia Italia che con il supporto tecnico della Dallara stava cercando di ritagliarsi un posto tra le grandi squadre del campionato di Formula 1.

La sezione frontale

La sezione frontale

Quell'anno la progettazione della nuova Dallara 189, drastica evoluzione della precedente 188, venne affidata al progettista Mario Tollentino il quale perfezionò la vettura dotandola di pance laterali maggiorate per migliorare il raffreddamento del nuovo propulsore Ford-Cosworth DFR V8 3.5 gestito da un cambio Hewland a sei rapporti.

La sezione laterale

La sezione laterale

Basata su di un telaio monoscocca in fibra di carbonio e Kevlar, la 189 presentava uno studio aerodinamico, soprattutto per quanto concerne la penetrazione e la resistenza indotta, che venne un po' sacrificato per ottenere un baricentro quanto più basso possibile.

La sezione posteriore

La sezione posteriore

Affidata ai piloti italiani Andrea De Cesaris ed ALex Caffi, la vettura presentò numerosi problemi di affidabilità che la costrinsero spesso al ritiro, ma alcuni piazzamenti a punti ed il miracoloso terzo posto del pilota romano in Canada permisero al team italiano di arrivare ottavo nel mondiale e di migliore i risultati della stagione 1988.

ARROWS A11

Se Brabham e Scuderia Italia arrivarono praticamente a parimerito contando su pochi piazzamenti e podi miracolosi, l'Arrows riuscì a cogliere un risultato migliore semplicemente avendo più costanza nei risultati.

La sezione frontale

La sezione frontale

Nel 1989 fu sempre Ross Branw ad occuparsi del progetto della nuova vettura denominata A11 e che era chiamata a confermare l'ottimo quarto posto finale conseguito dal team britannico nel 1989.

La sezione posteriore

La sezione posteriore

Basata su di un telaio monoscocca in fibra di carbonio, l'auto era dotata come la Dallara di un Ford-Cosworth DFR V8 3.5 gestto da un cambio Hewland a sei rapporti.

La sezione superiore

La sezione superiore

Fornita ai corridori Eddie Cheever e Derek Warwick , la vettura si dimostrò meno competitiva della precedente A10 e, nonostante un buon numero di piazzamenti ed un terzo posto del pilota americano al GP di Phoenix, si classificò settima nel campionato costruttori.

VERDETTO

Da bravo tifoso italiano mi sarebbe piaciuto assistere ad una progressione in positivo della Scuderia Italia, ma lascio a voi Tribers la parola per esprimere chi avreste voluto veder'ottenere un risultato migliore in quell'anno segnato dalla guerra Prost/Senna.

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Grazie a Valentina Zanola e Alessandro Renesis per la cooperazione

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