- La Peugeot Oxia

Sul finire degli anni '80 la dirigenza della Peugeot iniziò a valutare la possibilità di entrare nel settore delle supercar e presentò nel 1988 la concept car Oxia per valutare un operazione di questo tipo.

La sezione frontale

La sezione frontale

Il nome suggeriva il suo carattere "spaziale", in quanto Oxia Palus è una regione di Marte presa a riferimento per il calcolo dell'ora marziana. Quasi a voler scandire la direzione delle future Peugeot, con un design futuristico e tecnologie degne del decennio successivo.

Era un periodo in cui Sochaux era uno dei punti di riferimento del motorismo mondiale grazie alle numerose affermazioni sportive e proprio dalle vetture da competizione venne ripresa la meccanica di base della vettura.

La sezione superiore

La sezione superiore

Il design aveva linee pulite, da sembrare quasi attuali, dipinta di un argento galattico a coprire la carrozzeria in carbonio e kevlar, mettendo in risalto la ricerca del raggiungimento del minor peso possibile.

Alla sua calandra si ispireranno le auto di serie future e la 905 che vincerà a Le Mans, mentre l'ampia vetratura ed il cofano basso offrivano la massima visibilità al guidatore, così come gli specchietti retrovisori al livello degli occhi.

L'abitacolo

L'abitacolo

Cuore del mezzo era un V6 da 2849cc montato trasversalmente supportato da due turbocompressori Garrett T3 e che riusciva ad erogare la potenza di 680 cv e 730 Nm, permettendo alla Oxia di raggiungere la velocità massima di 350 km/h.

Il mezzo presentava soluzioni all'avanguardia tra cui differenziali elettronici, controllo automatico della pressione degli pneumatici, un computer che metteva a disposizione i dati di viaggio e controllava la climatizzazione, un impianto Hi-Fi di ultima generazioni e 18 celle solari poste sotto il parabrezza per fornire energia elettrica supplementare.

VERDETTO

Alla fine l'auto, nonostante l'entusiasmo suscitato, non venne prodotta, ed è un vero peccato perchè avrebbe potuto rivaleggiare con veicoli blasonati come la Ferrari F40 o la Jaguar XJ220.

Grazie a Pietro di Spaldro e alla Throttle Addicted per la cooperazione

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